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Essenziali

Analisi e statistiche

Misure di contrasto all'inverno demografico

Avatar: Centro Studi Livatino Centro Studi Livatino
Le risposte all’inverno demografico, aggravatosi durante la pandemia non soltanto per le maggiori difficoltà organizzative della vita quotidiana ma anche per il diffondersi di una visione pessimistica del futuro, richiedono di essere articolate su una pluralità di livelli. Il primo livello è quello culturale. La visione negativa della filiazione, che sta alla base della scarsissima propensione manifestata dai giovani a procreare, deve essere controbilanciata con la spiegazione del valore positivo di essa, sia sul piano generale, sia sul piano personale. Si rendono opportune campagne di sensibilizzazione che evidenzino come la filiazione non sia affatto un pericolo per l’ecologia del pianeta, come sostengono le tesi lanciate oltre mezzo secolo fa dal Club di Roma, poi riprese - pur se con recenti correzioni di rotta - da regimi totalitari quale quello cinese, bensì un elemento indispensabile per la sostenibilità economica e sociale, da realizzare nel pieno rispetto degli altri valori come quelli ambientali, tale da diffondere gioia e dare senso alla vita. Occorre altresì conferire piena attuazione - fra gli altri - all’art. 5 della l. n. 194/1978 nella parte in cui richiede ai consultori un ruolo positivo di incentivo alla procreazione nei casi di richieste di ivg. Il secondo livello è quello organizzativo. Si rinvia, al riguardo, al quesito n. 4 relativo al lavoro nell’ottica della parità dei sessi. Il terzo livello è quello economico. A tal fine, occorre rendere seri gli importi delle misure di sostegno economico alla natalità (anzitutto, incrementando in modo sensibile l’importo dell’Assegno Unico) ed eleminare gli strumenti di finanza pubblica penalizzanti per le famiglie con figli. Tra questi ultimi, una particolare menzione merita l’ISEE, che andrebbe integralmente riformulato, dotandolo di una adeguata base legislativa ed eliminando la scala di equivalenza su cui si fonda, che rappresenta la più penalizzante in Europa per le famiglie con figli.

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