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Valorizzare il contributo sussidiario delle famiglie

Avatar: Max Weber Max Weber
Le famiglie sono una risorsa preziosa del tessuto sociale e non devono esser viste solo nell’accezione passiva di soggetti che fruiscono di servizi, ma anche, e soprattutto, nell’ottica attiva e sussidiaria di soggetti che offrono volontariamente un contributo al sistema di welfare. Il problema è come riconoscere questo ruolo contributivo e averne traccia, senza che esso si trasformi in una delega dallo Stato alle Famiglie, in una forma di sostituzione cioè, che appesantirebbe il carico familiare e rovescerebbe il senso della sussidiarietà? Una possibile soluzione è valorizzare il ruolo e la funzione sociale delle famiglie, senza relegare il dono ad un fenomeno soltanto privato e immanente alle relazioni familiari, attraverso un meccanismo che riconosca il valore del dono e lo commuti in un controvalore non monetario. Un meccanismo, cioè, che consenta di offrire crediti non monetari (anche cedibili a terzi) che determinano l’accessibilità, ad esempio, a servizi pubblici esistenti o a nuove forme di servizi e prestazioni proprie di un nuovo circuito di welfare. Si porrebbe il problema della qualità e quantità dei servizi prestati, superabile con un monitoraggio digitale delle transazioni non monetarie e l’applicazione di un sistema di valutazione dell’impatto familiare. Il tutto tracciato all’interno di un borsellino elettronico della famiglia, contenente i crediti sociali maturati (risultanti dallo storno tra quelli attribuiti per il servizio svolto all’interno della famiglia, quelli eventualmente maturati per il servizio di volontariato svolto all’esterno, e quelli spesi). In generale, il meccanismo è estensibile al sistema del volontariato su cui si regge il Terzo settore, ampliamente coinvolto nel nostro sistema di welfare, così da quantificare e qualificare il rapporto domanda/offerta.

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