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Analisi e statistiche

Vita indipendente e Dopo di noi

Avatar: Titty Stramacchia Titty Stramacchia
Per l’inclusione sociale occorre innanzitutto incrementare l’indennità di accompagnamento in quanto, la cifra odierna non basta a coprire il costo attuale di una assistenza specialistica, né tantomeno di una badante (stipendio, contributi, vitto e alloggio) che consenta una adeguata assistenza al disabile che, ad oggi, è a carico pressoché totale della famiglia la quale, nella maggior parte dei casi, non riesce a garantire assistenza adeguata (monoreddito, reddito basso). Inoltre, occorre innalzare la pensione di invalidità all’importo minimo stabilito per la sopravvivenza e, soprattutto, sganciarla dal reddito nel senso che se ad un disabile viene offerto un lavoro occasionale, la retribuzione non deve essere defalcata dalla pensione come invece avviene, altrimenti viene meno il principio secondo il quale il lavoro nobilita l’uomo perché, in questo caso, lo esclude! Infine, occorre pensare seriamente, con azioni concrete, al “dopo di noi” che affolla costantemente la mente dei genitori con figli con disabilità grave. Uno Stato volto all’inclusione non può non tenere conto di questo enorme dramma che vivono le famiglie! Non basta pensare in termini economici (assegno per figli disabili senza limiti di età come pensato dall’ultimo Consiglio dei Ministri), occorre, invece, accompagnare le famiglie lungo tutto l’arco della vita, soprattutto consentendo loro di andare in pensione prima riconoscendo i contributi che mancano non solo in termini figurativi, in quanto ciò porterebbe ad un problema ancora più grande: avere una pensione non adeguata a sostenere le tante spese che necessariamente ci sono per l’assistenza di un figlio con grave disabilità.

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