Disuguaglianza: la cittadinanza dei bambini adottati
Inserire i minorenni adottati e le famiglie adottive tra i gruppi vulnerabili e promuovere in loro favore specifici servizi/linee guida operative: considerata l'uguaglianza sostanziale e non solo formale come obiettivo dell'ordinamento, è d'obbligo riconoscere le fragilità legate all'adozione superando l'uguaglianza formale tra le famiglie adottive e quelle biologiche. Pertanto si chiede di:
1. uniformare la prassi dei TTMM con linee guida nazionali che garantiscano la sollecita trattazione e conclusione dei procedimenti di riconoscimento delle sentenze straniere di adozione internazionale in base ai quali l'adozione viene iscritta nei registri dello stato civile e viene riconosciuta la cittadinanza dei genitori: prima di tale iscrizione i bambini sono italiani e figli per gli impegni assunti dall'Italia con i Paesi esteri (cfr. ratifica della Convenzione dell'Aja 1993 e dell'art. 117 costituzione) ma non lo sono per l'Italia restando “affidati temporaneamente” ai genitori senza assunzione di cittadinanza né status di figli. Oggi si tratta di procedimenti con tempi lunghi e variabili tra i diversi TTMM e dunque i minorenni adottati all'estero vanno tutelati al pari degli altri cittadini minorenni nel rispetto degli impegni internazionali e non lasciati in una condizione di minore tutela per un tempo indefinito e variabile in funzione del territorio di residenza;
2. garantire un supporto psicosociale generalizzato e capillare a tutti i minorenni adottati e alle famiglie adottive: oggi è previsto solo un sostegno facoltativo mentre è necessario che, attraverso linee guida e buone prassi multidisciplinari tra Servizi Territoriali, Enti autorizzati e TTMM, le famiglie adottive siano sistematicamente supportate nel periodo post-adottivo e nel lungo termine quale misura per garantire l'effettiva uguaglianza delle persone coinvolte in attuazione dei principi di cui all'art.8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea.
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