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Tema della disuguaglianza

Avatar: Cif Cif
La parola “uguaglianza” è disambigua: dice sia la “condizione della compresenza, in due/ più persone/ cose, di attribuzioni identiche ed anche indica l’ideale etico-giuridico-politico, per cui i membri di una collettività sono uguali riguardo a determinati diritti o valori. Il Diritto costituzionale assume l’ideale etico giuridico (perfetto modello verso cui tende nell’azione) e distingue l’u. formale (principio essenziale universale che riconosce a tutti pari capacità giuridica e godimento dei diritti politici), dall’u. sostanziale e affida alla Repubblica il compito di promuovere (art. 3 Cost.) «rimuovere gli ostacoli” che impediscono la libertà e l’uguaglianza». Due le conseguenze: 1) l’uguaglianza per poter essere considerata principio universale non può basarsi sulle caratteristiche uguali possedute da realtà diverse perchè, se così fosse, essa più che essere principio universale, riguarderebbe soltanto gli insiemi formati in base a caratteristiche comuni (colore della pelle); 2) l’uguaglianza se è principio formale universale da realizzarsi nella realtà, rimanda ad un “universale umano” originario (ipse) che è tale grazie anche alle caratteristiche della identità di ciascuno (idem). L’uguaglianza ad oggi ha considerato prototipi particolari: l’uomo bianco, l’uomo maschio, l’occidente, la classe sociale, il sapere, la forza etc) per questo non è diventata principio materiale, prototipo in grado di svolgere la funzione autenticamente universalistica dell’eguaglianza oltre i pregiudizi e le discriminazioni. Per superare l’occultamento della condizione femminile, a causa del radicamento dell’«invisibilità socio-culturale della donna» nella percezione comune, l’individuale va reso “plurale”, senza risolverlo nel comunitarismo che risolve l’individualità umana nel gruppo. La parità riconosce la piena legittimazione alla partecipazione sociale e politica delle donne, requisito di cittadinanza, condizione dell’effettiva democraticità dell’ordinamento giuridico.

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