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+La spinta innovativa che in questi anni sta avvenendo verso l'utilizzo di strumenti digitali nella vita privata (es SPID) e lavorativa (es piattaforme dedicate a specifici lavori) sta evidenziando le difficoltà legate alla capacità (personale) di innovarsi, soprattutto in quella fascia di cittadini e lavoratori che sono intorno ai 50 anni (in su). Età in cui si è lavoratori attivi con la prospettiva di pensione a medio/lungo termine. Per molti lavoratori (ma anche cittadini) di questa fascia di età, la capacità di adeguarsi a sistemi informatici che riorganizzano le attività lavorative è arduo e non sempre basta un corso, per molti è un divario quasi incolmabile e frustrante in cui si percepisce una sorta di fallimento lavorativo. Il mondo digitale è più veloce, prevede processi diversi, richiede delle competenze di informatica di base che non sempre sono nel "bagaglio" individuale, ma che spesso viene dato per scontato dai colleghi più giovani. Alla fine il lavoratore "maturo" viene piano piano emarginato. Ci vorranno parecchi anni per avere una "classe di lavoratori" che parla le stesso linguaggio e che si muove alla stessa velocità. Fino a qual momento occorre tenere conto di questo divario oggettivo supportando chi non riesce a sostenere appieno questa trasformazione (più che doverosa) con attività lavorative inclusive.
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