Ripristino della sovranità digitale
Sempre più organi della PA si avvalgono di servizi che, per richiesta o per funzionalità, inviano o salvano i dati elaborati dall'amministrazione stessa a server e servizi al di fuori del territorio nazionale o, ancor peggio, al di fuori dell'Europa, violando anche la recente normativa "GDPR".
Tenendo presente anche la recente approvazione negli Stati Uniti del "Cloud Act" e l'importanza da qui di custodire i dati dei cittadini in datacenter nel territorio nazionale o, se impossibile, in nazioni con orientamento giuridico in materia di protezione dei dati simile al nostro, si propone di portare tutti i cloud della PA in uno (unico se possibile) sul territorio, basato su software open source (come Nextcloud), gestito e localizzato sul territorio Italiano, da aggiudicarsi ad un Certified Cloud Service Provider mediante gara di appalto.
L'impegno economico sarà più o meno uguale a quello attuale impiegato per l'outsourcing di queste risorse. La migrazione, dipendentemente dalle strategie adottate (eseguire una migrazione unica in massa di tutti i dati o lasciare al singolo ente la migrazione dei propri dati) richiederà dai 6 ai 24 mesi.
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