Consultazione per la definizione del Piano Nazionale di Ripristino (PNR)
Partecipa alla redazione del Piano Nazionale, per ripristinare gli ecosistemi, gli habitat e le specie degradate del territorio italiano
I contenuti della bozza del PNR
L'Italia è attualmente impegnata nella definizione del proprio Piano Nazionale di Ripristino (PNR), operando nel solco delle direttive tracciate dal Regolamento UE 2024/1991. L'obiettivo finale del PNR è implementare misure di ripristino capaci di valorizzare l'equilibrio ecologico, economico e sociale degli ecosistemi. In questo modo, il ripristino degli ecosistemi diventa un volano per lo sviluppo sostenibile dei territori e delle comunità locali.
Questa sezione informativa, insieme alla sezione dedicata al Format del PNR è volta a fornire una sintesi schematica della bozza di PNR oggetto di questa consultazione, al fine di facilitarne la comprensione e la lettura.
La bozza del PNR è suddivisa in due Parti testuali (A e B – ), e una Parte C dedicata alle misure. Le parti A e B hanno un totale di 13 sezioni, come stabilito dal formato standardizzato condiviso dalla Commissione europea. Tali sezioni sono:
1. Informazioni di Base
Questa sezione include i dati identificativi dello Stato membro, l'organismo responsabile (competenza dei ministeri) e una sintesi del piano con orizzonte al 2050.
La Parte A del PNR, descritta come la sezione dedicata alle "Informazioni generali per tutti gli obiettivi", contiene i dati trasversali necessari a inquadrare il contesto nazionale, le sinergie politiche e le basi finanziarie e di monitoraggio del piano.
2. Preparazione e stesura del piano nazionale di ripristino
Un elemento centrale è la partecipazione del pubblico: il piano deve riassumere come sono stati coinvolti i portatori di interessi (agricoltori, pescatori, ONG, autorità locali) per garantire un approccio inclusivo e trasparente
3. Obiettivi generali e Target 2030/2050
Vengono quantificate le superfici totali (espresse in km²) che l'Italia intende sottoporre a misure di ripristino:
- Entro il 2030: Misure su almeno il 20% delle zone terrestri e il 20% di quelle marine.
- Entro il 2050: Obiettivo di ripristinare tutti gli ecosistemi che ne hanno necessità.
4. Benefici collaterali generali, politiche correlate e informazioni finanziarie
Questa è una sezione trasversale che analizza i benefici indiretti del ripristino, la coerenza con le strategie nazionali ed europee e il quadro economico-finanziario necessario per l'attuazione del piano.
Si articola in tre sottosezioni principali:
4.1. Benefici collaterali e impatti generali
Questa parte identifica come le misure di ripristino contribuiscano a obiettivi che vanno oltre la semplice tutela della biodiversità, ad esempio attraverso:
- La mitigazione dei cambiamenti climatici, poiché il ripristino di foreste, zone umide e torbiere aumenta la capacità naturale di assorbimento del carbonio e riduce le emissioni di gas serra (come il protossido di azoto in agricoltura grazie al minor uso di fertilizzanti sintetici).
- Il raggiungimento della neutralità del degrado del suolo attraverso interventi come l'agricoltura biologica, la deimpermeabilizzazione urbana e la gestione forestale complessa, che contrastano l'erosione e la perdita di sostanza organica.
- Gli Impatti socioeconomici derivanti dalle azioni di ripristino. In Italia, il ripristino degli ecosistemi terrestri potrebbe generare benefici annui di 2,4 miliardi di euro a fronte di 261 milioni di investimenti, con un rapporto benefici/costi di 9,2 a 1. Si stimano tra i 50.000 e gli 80.000 nuovi posti di lavoro nel medio periodo.
- Le sinergie strategiche, in quanto il piano si allinea con la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, la sicurezza alimentare a lungo termine e il piano "Zero Pollution" dell'UE.
4.2. Politiche e misure prese in considerazione
Questa sottosezione descrive l'integrazione del PNR con il quadro normativo e programmatico esistente:
- Scenari climatici: La pianificazione deve basarsi su modelli scientifici che considerano l'aumento delle temperature, la siccità e l'innalzamento del livello del mare (utilizzando dati dal Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici - PNACC ).
- Adattamento e riduzione dei rischi: Le soluzioni basate sulla natura (NBS) sono prioritarie per mitigare alluvioni, ondate di calore e frane.
- Energia e Clima (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima - PNIEC): Il piano cerca di coordinare il ripristino con lo sviluppo delle rinnovabili, privilegiando l'installazione di impianti su aree già artificializzate per evitare conflitti con gli habitat da ripristinare.
- Politica Agricola Comune (PAC): Si evidenziano le sinergie con il Piano Strategico Nazionale 2023-2027 per promuovere pratiche sostenibili e infrastrutture verdi.
- Cooperazione Transfrontaliera: L'Italia punta sulla cooperazione nel contesto alpino (Convenzione delle Alpi) e marino (Convenzione di Barcellona, Accordo Pelagos) per gestire ecosistemi condivisi.
4.3. Sintesi delle informazioni finanziarie
La sezione conclusiva delinea il fabbisogno economico e identifica gli ostacoli finanziari:
- Stima dei costi Vengono calcolati i costi una tantum e quelli ricorrenti per tre periodi (fino al 2024, 2024-2032 e 2032-2050). È prevista l'integrazione con il Quadro delle Azioni Prioritarie (PAF) per i siti Natura 2000. Le stime delle esigenze di finanziamento del piano derivano direttamente dalle stime delle esigenze delle misure dei singoli articoli. Al momento le misure non sono ancora definitive e, a cascata, anche le stime dei costi sono incomplete. Una volta raccolte e consolidate tutte le misure si procederà al controllo di qualità delle stime e alla pubblicazione delle esigenze complessive.
- Sussidi ambientalmente dannosi Il piano identifica le sovvenzioni che ostacolano il ripristino, citando il Catalogo MASE 2024:
- Sussidi energetici (~10,6 miliardi €) Includono l'IVA agevolata sull'elettricità domestica e le agevolazioni sui carburanti fossili per trasporti e agricoltura.
- Sussidi non energetici (~6,3 miliardi €) Includono incentivi alle nuove costruzioni che favoriscono il consumo di suolo e l'IVA agevolata su fertilizzanti e fitosanitari.
- Strumenti di finanziamento Si prevede l'uso di fondi pubblici UE (LIFE, FEAMPA, FEASR, FESR, PNRR) e meccanismi privati (Green Bond, mercati del carbonio). A tal proposito si sottolinea che l'attuazione del Regolamento rappresenta una sfida finanziaria significativa. Nella valutazione di impatto predisposta dalla Commissione europea nel 2022, e allegata al regolamento sul ripristino della natura, si stima che i costi saranno nell'ordine di 154 miliardi di euro complessivi, non includendo i costi di ripristino e mantenimento degli ecosistemi marini, urbani e degli impollinatori. I costi principali derivano dal ripristino degli ecosistemi e dalla loro manutenzione. Ci saranno anche costi amministrativi per l'elaborazione e l'attuazione del piano nazionale di ripristino e per la verifica dei progressi. Attualmente, alcune risorse sono disponibili nell’ambito dell’Accordo per la Coesione MASE FSC 2021-2027 sottoscritto il 31.10.2025 scorso tra il MASE e il Governo. Sono stati allocati 82.400.416,61€ per la realizzazione di una Linea di Azione: azioni e interventi in attuazione del Piano nazionale di ripristino (Regolamento UE 2024/1991). Per la finalizzazione di tale linea di azione, il MASE ha chiesto alle Regioni e Province autonome di presentare progetti di ripristino e ha raccolto 83 progettualità. Ai fini della compilazione di queste sezioni finanziarie del PNR, ulteriori stime, valutazioni e negoziati nazionali ed europei sono in fase di svolgimento. In sede negoziale, l'Italia continuerà a monitorare l'allocazione di adeguate risorse finanziarie nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2035 per sostenere gli onerosi interventi previsti al 2030, 2040 e 2050. Si sottolinea che i tempi tecnici per l’ottenimento di stime e fondi potrebbero richiedere tempi superiori a quelli della consultazione.
5. Campi relativi al monitoraggio, alla valutazione dell'efficacia e alla revisione delle misure
La Sezione 5 descrive le modalità di monitoraggio dello stato degli habitat, i processi per valutare l’efficacia delle misure di ripristino e le procedure per la loro revisione periodica, garantendo così il raggiungimento degli obiettivi e il mantenimento degli effetti a lungo termine. Illustra inoltre i sistemi informativi e le tecnologie avanzate utilizzate, come banche dati GIS e servizi satellitari Copernicus, prevedendo per l'Italia l'integrazione con la costellazione nazionale IRIDE dal 2026 per ottenere dati di monitoraggio ad altissima risoluzione.
La Parte B del PNR rappresenta la sezione tecnica e operativa dedicata a definire l'approccio nazionale per il raggiungimento degli obiettivi specifici fissati dagli articoli da 4 a 13 del Regolamento sul ripristino della natura (UE) 2024/1991.
La logica della Parte B è quella di fornire un quadro strutturato, "articolo per articolo", su come l'Italia intende adempiere ai diversi obblighi di ripristino. Mentre la Parte A offre una visione trasversale e di contesto, la Parte B si concentra sulla quantificazione delle aree da ripristinare e sulla spazializzazione degli interventi tramite mappe indicative. Questa sezione serve a stabilire le basi scientifiche e i dati di riferimento (baseline) per ogni tipologia di ecosistema, definendo i target intermedi al 2030 e quelli a lungo termine (2040 e 2050).
Il legame tra le la Parte B, Parte C e gli Extended Templates è di tipo gerarchico e funzionale:
- La Parte B definisce la strategia, le aree target e le priorità nazionali per ogni articolo del Regolamento.
- La Parte C contiene la descrizione dettagliata delle misure concrete (progetti, programmi o azioni specifiche) che saranno attuate per raggiungere i target quantificati nella Parte B. Ogni misura nella Parte C deve essere collegata a uno o più articoli della Parte B per dimostrare il suo contributo ai target.
- Gli Extended Templates sono strumenti operativi utilizzati per raccogliere in modo capillare dalle amministrazioni locali (Regioni, Province Autonome, Enti Parco) l'elenco delle misure di conservazione e ripristino già attuate o pianificate. Questi dati vengono poi sintetizzati e integrati nelle Parti B e C del PNR.
Di seguito, il riassunto dei contenuti dalla Sezione 6 alla 13:
Sezione 6 - Ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce (Art. 4)
Si focalizza sul miglioramento dello stato degli habitat dell'Allegato I e dei loro habitat di specie. L'Italia assegna priorità alla Rete Natura 2000 fino al 2030, utilizzando i dati delle rendicontazioni ex Art. 17 della Direttiva Habitat per quantificare le superfici "non in buono stato" e quelle da ristabilire.
Sezione 7 - Ecosistemi marini (Art. 5)
Individua i target per sette gruppi di habitat marini (es. praterie marine, coralligeno, sedimenti morbidi). Include l'impegno italiano nel progetto PNRR "Marine Ecosystem Restoration" per la mappatura ad alta risoluzione dei fondali.
Sezione 8 - Ecosistemi urbani (Art. 8)
Mira a garantire nessuna perdita netta di spazio verde urbano e di copertura arborea entro il 2030, con una tendenza all'aumento dal 2031. L'Italia ha scelto di utilizzare le unità amministrative locali (LAU) come base per la pianificazione e il monitoraggio.
Sezione 9 - Connettività fluviale e pianure alluvionali (Art. 9)
Prevede la rimozione delle barriere artificiali per ripristinare la connettività naturale dei fiumi e le funzioni delle piane alluvionali. L'obiettivo è contribuire al target UE di 25.000 km di fiumi a scorrimento libero entro il 2030.
Sezione 10 - Impollinatori (Art. 10)
Descrive l'approccio per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori (api selvatiche, sirfidi, farfalle) attraverso il monitoraggio e il miglioramento della qualità degli habitat, limitando l'uso di pesticidi.
Sezione 11 - Ecosistemi agricoli (Art. 11)
Punta a incrementare la biodiversità nelle terre coltivate monitorando indicatori come l'indice delle farfalle comuni e lo stock di carbonio organico nei suoli. Include target per il ripristino delle torbiere drenate ad uso agricolo.
Sezione 12 - Ecosistemi forestali (Art. 12)
Definisce misure per migliorare la resilienza e la biodiversità delle foreste, monitorando parametri come il legno morto, la connettività e la struttura disetanea.
Sezione 13 - Messa a dimora di tre miliardi di alberi (Art. 13)
Descrive il contributo nazionale all'impegno dell'UE per il 2030, assicurando che la piantumazione segua principi ecologici e promuova la connettività.